Ci risiamo. Un'altra fine dell'anno. Lo si voglia o no viene da fare bilanci e proiezioni per il futuro. Una specie di crocevia. E' stato un anno, quello passato, che potrei benissimo racchiudere nella frase di una canzone che mi piace molto e sconosciuta ai più...angelo è un disperato ribelle, non sa dove andare ma andrebbe; in tasca non ha corone di stelle, ma se le avesse te le regalerebbe... Ho la netta sensazione che anche il prossimo sia di questo tipo, perché sono così io, a prescindere dagli anni che passano e dalle esperienze fatte. Non aver trovato dove restare e dove tornare. Inoltre guardo fuori di me, in quell'alterità che mi compenetra e con cui confliggo ogni secondo dell'esistenza e ciò che vedo non fa che aumentare il senso di malinconia e di nostalgia e di grande pietà...oppure, come diceva Vittorini, furore per il genere umano perduto...è quello che sento e che mi porta a chiudermi come una castagna in un riccio. So che non è paura, ho un po' di anni sulle spalle e poco da perdere, quasi nulla, non è paura, è stare in qualcosa dove non trovi corrispondenze, dove non riconosci nessuno e dove nessuno ti riconosce, un'estraneità ripetuta in ogni gesto quotidiano e la voglia di fuggire via. I sogni lasciati uscire solo al buio come scarafaggi e alle prime luci riposti nelle loro piccole tane. Il camminare quasi furtivo per le vie delle città, rasentando i muri, cercare il gesto rapido che inganni il diaframma, venire mossi nella foto. Un potere raccapricciante si sta impossessando delle nostre esistenze da tempo e contro il quale sembra efficace solo lo strisciare via, non farsi prendere, non farsi trovare. Non è paranoia, no. Un potere invisibile, incorporeo, autoreferenziale, vampiro insaziabile che nulla ha a che vedere coi piccoli ras locali, idioti burattini di burattini. Un potere che ha bisogno di nutrirsi di morte e che morte sparge, che toglie il corpo al mondo. Gli toglie amore. Non mi metterò a predicare il verbo negli angoli delle piazze, perché ciò che grida è orizzontale, come ogni cosa ormai che vaga nella superficie sovraffollata delle idee. Voglio stare nello spazio dell'aurora dove si incontrano nell'affermazione delle proprie differenze luce ed oscurità, è lì che sto ormai da tempo, sospesa come un funambolo, ma è lì il solo posto dove esiste la possibilità, la cifra dell'umano. Essere consapevoli toglie la paura ma non dà felicità. Scorrerà anche il prossimo tempo come un fiume e io dentro scorro senza domande prima ancora che senza risposte. Attenta a scoprire chi, tra l'inferno dei cadaveri ben vestiti e truccati trascinati dalla corrente, espone la propria nudità alle intemperie e mostra la bocca in un sottile sorriso e gli occhi pieni di lacrime e una parola che vuol dire ciò che dice. Buon tempo