chez moi

...è che cerco un luogo dove appoggiare la nostalgia del lungo esilio...
martedì, 29 gennaio 2008

Egregio Signore

Egregio Signore

abbiamo ricevuto il manoscritto del suo ultimo lavoro teatrale, la regola della nostra azienda generalmente non contempla la restituzione del materiale ricevuto, ma in questo caso riteniamo opportuno fare un'eccezione.

La nostra direzione artistica ha esaminato approfonditamente questa opera e l'ha ritenuta assolutamente non confacente ai suoi standard artistici e culturali e persino etici.

La storia ivi narrata è quanto di più naif si possa immaginare, ma ciò che colpisce è l'assoluta convinzione da parte dell'autore che essa sia invece la vetta della più alta letteratura teatrale, del resto è anche vero che ogni scarrafone è bello a mamma sua.

Certi che ognuno debba credere ciò che più si confà alle sue possibilità intellettive siamo però ad affermare con una certa determinazione che quanto Lei crede sarebbe necessario lo credesse molto distante da noi, per esempio in un'altra galassia e non ci importunasse con ulteriori spedizioni.

Cordiali vaffanculi

La Direzione

postato da: lamarinella alle ore 23:04 | link | commenti (2) | commenti (2)
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lunedì, 28 gennaio 2008

Quasi un corto

Un lungo corridoio, stretto e in penombra, su cui si affaccia una fila di porte chiuse.
Nessuno può sapere quali architetture si celano o quali abissi dopo quelle soglie.
Da lontano rumore di passi che avanzano. Lentamente. Il rumore si fa sempre più vicino e si comincia a distinguere la sagoma di una figura. Sembra una donna. E' una donna. Si ferma. Torna indietro come avesse scordato qualcosa. Si ferma ancora, poi si gira all'improvviso e comincia a correre lungo il corridoio. Corre come se non finisse mai. E non finisce. Ora si sente il respiro affannato. Si è fermata. Si percepisce la sua sagoma nera in un fioco controluce. Una ferita di luce sottile si accende sotto una porta. Lei si volta. La guarda. Fa qualche passo indietro poi torna e si avvicina. Tende l'orecchio ad ascoltare quella voce proveniente dalla porta illuminata. Trattiene il respiro per catturare quelle parole ...
"Ti amo come non ho mai amato. Ho attraversato tutta la solitudine e posso dire ora che ti ho trovato che non ti lascerò mai. Io ti sposerò e sarai la madre del figlio che ho sempre voluto"
Lentamente la figura nera afferra la maniglia e con uno scricchiolio impercettibile apre la porta allargando a poco lo spicchio di luce che scopre una piccola stanza inondata da una luce violenta. Come in un camerino di teatro di varietà, i muri scrostati, l'odore del cerone ormai seccato sul tavolino, un enorme specchio inondato dalla luce di decine di spot. Dentro lo specchio la sua immagine ritagliata e fissa nella cornice della porta.
Su un esile piedistallo una specie di grammofono, un disco che gira.
Lei lancia un grido, cade a terra e tutto le diventa buio mentre nel corridoio da sotto tutte le porte si disegnano strisce di luce e voci si levano da ognuna. Un indistinto tappeto di suoni in cui si percepiscono frammenti di parole...
"ti amo come non ho mai amato" "Prima di te non sapevo cosa fosse amare una donna" "Ora voglio essere padre" "Sono stanco di elemosinare amore" "Quel che conta è l'amore tutto il resto è un accessorio" "Ti farò stare bene e potrai dire che sei a casa"  "Mi prenderò cura di te e ti sosterrò ovunque tu sarai" "Non ti lascerò mai"
Lei si alza e correndo apre ogni porta, le spalanca e ognuna mostra la luce violenta di decine di spot su grandi specchi e muri scrostati e odore di cerone secco, come nei camerini di un teatrino di varietà.
Un'unica immagine si rincorre negli specchi, lei e dischi su piedistalli che gracchiano sui piatti di vecchi grammofoni.
Si spegne in un' ultima eco il groviglio di voci su un "Non ti lascerò mai".
La donna piange. la donna ride. Non ha altro da fare. Si gira e comincia a camminare quasi danzando, leggera. E piange e ride e piange. Ora il corridoio è un fiume.
postato da: lamarinella alle ore 09:34 | link | commenti (1) | commenti (1)
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mercoledì, 09 gennaio 2008

Sabato scorso ho visto CARAMEL. Un film bellissimo da quattro scatole di kleenex. Sì. Lo so. Sono un'idiota. ma io non uso le stellette, l'indice di gradimento per i film, il mio, sono i kleenex. Questo non deve far pensare al fatto che mi piacciano i film strappalacrime. Al contrario quelli li detesto e non mi fanno mai piangere. Questo particolare indice di gradimento viene dal fatto che la bellezza mi commuove e mi fa piangere. E' una sorta di piccola estasi che sgorga in lacrime. Mi sono trovata più volte a piangere di fronte a quadri o sculture, additata e oggetto di pubblico ludibrio, ma non lo faccio apposta. Parentesi lacrimatoria chiusa. Caramel è un film molto femminile non solo per le tematiche ma per il tipo di sguardo sul mondo. Lo sguardo gonfio di affetto, pieno di cura e tenerezza, materno e delicato. Mai stucchevole e con una buona dose di autoironia. E' la storia, quella piccola, fatta di nulla, di quotidiani incroci di esistenze accolte senza giudizio con la pietà che abbraccia e che consola. Nessun eroismo, nessuna tragedia un unico respiro di vita nuda e fragile. L'immagine mitica del corpo scorticato dell'amore. Una caramella.
postato da: lamarinella alle ore 05:49 | link | commenti (1) | commenti (1)
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mercoledì, 09 gennaio 2008

Sono l'innamorata derisa dal mondo. Una cosa indecente oscena scandalosa ai margini di tutto. In esilio. Sostenuta da nulla, nessuna filosofia, nessuna verità, nessun linguaggio se non quel discorso ora interrotto e lasciato senza oggetto. Solo il soggetto che grida mutilato le stesse parole deliranti, tiamo, delirio senza corrispondenza. Devo restituirmi al mondo, alla realtà, dimenticarmi, abiurare la fede, sconfessare le idee di rivoluzione, non trasgredire le regole. Stare. Essere e non essente. Non c'è consolazione. L'innamorata non conosce consolazione. Solo morte può salvare dalla pazzia. Uccidere l'oggetto d'amore e seppellirlo per sempre. Ho un cadavere tra le braccia e lo lavo con le lacrime quasi potesse resuscitare. E sono anche io quel cadavere. Soggetto e oggetto inscindibili anche nella morte è questo il delirio. E il mondo mi strappa dalla sepoltura, mi richiama a sé con le sue bollette i suoi affitti i suoi denari. Sono tragica. Schizofrenica. Ma non c'è tomba, né lapide per l'amore. Non c'è ricordo. Amore non vive nel tempo da tutti diviso. Amore sta nella sua fluida liquida eterea atemporalità. L'mmagine deve sfuocarsi fino a rendersi indistinta scomparire. Innamorarsi è un atto di volontà dell'immaginazione, non ci si innamora mai senza volerlo, non accade mai per caso, casuale è solo l'oggetto che dall'indistinto diventa proprio quello. Solo io posso far durare proprio quello o decidere di rimandarlo nell'indistinto, nell'indifferenziato, nell'amicizia. Innamorarsi è fare dio. La creatura a tua immagine e somiglianza. Sono il dio che ti crea e tu mia creatura mi ami mi preghi mi implori mi desideri e non avrai altro dio all'infuori di me e non nominerai il mio nome invano ma io sono coincidenza di dio e creatura in questa follia, in questo delirio, perché il mondo è coincidenza, coalescenza, non si dà senza chiasmo e io sono disperata all'incrocio, condannata all'impasse, fissata in un tarocco colorato e dorato numero sei, nell'immobilità. Amare è fissarsi nell'immobilità, nella condanna all'eternità. Padre perché mi hai abbandonato grida il figlio sulla croce ma, povero stolto, lui stesso è il padre e il figlio. Sono il figlio abbandonato sulla croce. Resusciterò. Fra tre giorni. Ma quanti sono tre giorni? Quanto sono stata sulla croce? Quanto ancora starò sulla croce? C'è una madre che piange per me, da tempo in silenzio piange, la nutrice che ama la sua creatura senza chiedere nulla, la sento e non riesce a salvarmi il suo pianto o è proprio quello che mi salverà? Il padre è cieco. Il padre non ci vede da vicino. Il padre parte per le sue mete lontane. Lui regna nell'infinito, la madre resta a preparare il cibo e a consolare. Mescola nella pentola, sospira e attende, cuce e cuce e ricama e narra la storia, solo lei racconta la storia. Il padre è un falco che atterra sulla preda. E' il mago, non sceglie le carte ma sa mescolarle tra loro, il mago non sfida la sorte ti illude con polvere d'oro. Restituisci il volo al cielo un destino al destino. E' il grido della colomba. Ora è precipitata. Ora ha il suo destino restituito e le ali rotte. Non c'è peccato nel mondo, non c'è il bene o il male, il mondo non ha colpe e il perdono non ha senso. La consapevolezza non salva nessuno, non impedisce che le cose accadano, Non impedisce il dolore ma neppure la gioia impedisce, le guarda fisse e le comprende.
Io sono consapevole. Non mi sottraggo. Sono qui.
postato da: lamarinella alle ore 04:28 | link | commenti | commenti
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martedì, 08 gennaio 2008

...uhm...mi sa che in geografia non ho capito nulla fino ad ora...e io che credevo che Roma fosse al centro e Torino al nord e non fossero poi così vicine anzi così coincidenti...che strane cose...mah...si impara sempre qualcosa di nuovo...
postato da: lamarinella alle ore 14:35 | link | commenti | commenti
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martedì, 08 gennaio 2008

Ah no ecco...c'è qualcosa di più banale...i sensi di colpa del suddetto oggetto d'amore e la dichiarazione solenne de : "Io ci sarò sempre per te non buttare via l'amicizia!!!!
ora vomito...
Il bel tacere no eh?
postato da: lamarinella alle ore 04:22 | link | commenti | commenti
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martedì, 08 gennaio 2008

Bene. Il mio anno è iniziato con una fine. Si tratta della fine di qualsiasi possibilità di vivere una storia d'amore con il mio personale oggetto d'amore in quanto, esso, l'oggetto, non è innamorato di me. E ciliegina sulla torta è innamorato di un altro oggetto d'amore. Ebbene nel discorso amoroso, come scrive il genio di Barthes, ogni cosa è futile e banale. Beh. Che esiste di più banale della fine di una storia decretata dal sopraggiungere di un amore nuovo? Nulla. Quindi che cacchio ci scrivo un post a fare????

postato da: lamarinella alle ore 04:17 | link | commenti | commenti
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